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La Storia
L'organizzazione di un territorio in quadra è un fenomeno
ricorrente nel medioevo, così come i "sestieri" a
Venezia, le "parrocchie, porte e pusterle" a Milano, i
"terzieri" altrove.
La Quadra è la quarta parte del "castrum", della
fortezza di origine romana, ottenuta dall'intersecarsi delle due
strade dell'agglomerato urbano. La Quadra diventa quindi unità
associativa, talvolta con personalità giuridica autonoma.
Per appartenere ad una quadra è necessario essere originari,
cioè discendenti da antiche famiglie clarensi, e residenti.
Per secoli la storia cittadina è segnata da contenziosi,
polemiche, ricorsi e decreti originati dal contrapporsi di
originari e forestieri.
Si litigava sulla proprietà degli immobili comunali (terreni,
edifici, mulini, acqua, ecc...) e sulla distribuzione dei redditi
di questi immobili; sulle entrate del Comune e sulla capacità
contributiva. Le Quadre in Chiari formano un'entità economica,
con un patrimonio proprio, con uno sforzo costante nell'impedire,
sul proprio terreno, le infiltrazioni forestiere; persino con
un'amministrazione chiusa dell'assistenza e del culto.
Le Quadre sono anche una realtà politica, in quanto concorrono
direttamente alla formazione del principale organo amministrativo
clarense: il Consiglio dei XL.
Il Consiglio Comunale, composto da 40 membri, 10 per ogni
Quadra, si identifica con le Quadre stesse, riportandone al suo
interno gli interessi particolari ed i conflitti.
Questo sistema economico-politico, sorto a Chiari ai primi del
1400, entra in crisi nel 1600 con l'arrivo delle prime filande, un
travaso di tecnologia industriale in un ambiente rigorosamente e
tradizionalmente agricolo. I forestieri non sono più i nobili
bresciani, che vogliono accaparrarsi appezzamenti agricoli
clarensi, ma una nuova classe industriale emergente, a
fronteggiare la quale gli originari non clarensi non son
preparati.
E l'istituto delle Quadre entra in crisi, non sorretto certo
dalle "ducali" parziali e contraddittorie alla
serenissima. Sulla fine del '700 le Quadre si sfilacciano,
spartiscono i propri beni; il consiglio dei XL si riunisce per
l'ultima volta il 26 maggio 1800.
Cortesano, Malarengo, Vilatico e Zevetho sono, nella forma
originale, i nomi delle quattro Quadre di Chiari.
Negli atti di due vicinìe (assemblee) dell'ottobre del 1289 non
si trovano tracce delle Quadre. Del periodo successivo non abbiamo
documentazione, ma si può supporre che nel XIV secolo Chiari sia
già strutturata in quattro Quadre.
Inizialmente la Quadra è solo una porzione del territorio
cittadino e rurale, che si è andato urbanizzando attorno alle
quattro porte di Chiari.
Le Quadre diventano poi "elemento di aggregazione sociale
ed espressione di interessi comuni" (G. Vavassori).
Dal XV secolo in poi le Quadre si trasformano in un organismo
di difesa degli interessi eminentemente economici dei clarensi
originari
Costoro, forse allarmati da un crescente fenomeno immigratorio
(lo si deduce dagli estimi del 1418-1422, in cui si incontrano
nomi di possidenti come de Napolis, de Placentia, de Vigullo, de
Papìa (Pavia), de Pontremolo, de Valchamonica, de Adro, de Albino,
de Calcio, de Cluxono, de Foresto, de Gandino, de Melcio, de
Passirano, de Sarnico, de Viadaniga, de Vigolo, ecc...), danno
alle Quadre ferree regole economiche e politiche nel tentativo di
impedire passaggi di proprietà ai forestieri.
Nasce così il patrimonio di Quadra e il comune di Chiari
verrà gestito fino al XVIII secolo solo dai rappresentanti delle
Quadre.
Le stesse chiese suburbane e rurali vengono coinvolte da questa
logica di chiusura verso l'esterno. A questo proposito basta
ricordare che il 6 marzo 1679 gli originari scrivono una lettera
al vicario generale della diocesi di Brescia per impedire ai
forestieri di occupare il loro posto in chiesa.
Presso le chiese suburbane dei SS. Filippo e Giacomo per
Cortezzano, della SS. Trinità per Marengo, di S. Rocco per
Villatico e di S. Gervasio per Zeveto si svolgono le
"vicinìe" (assemblee) degli affiliati alla Quadra. Nella
vicinìa vengono discussi e approvati i bilanci annuali, avvengono
le elezioni degli amministratori (due o tre sindaci, il
cancelliere, l'esattore) e vengono messi all'asta i terreni di
proprietà della quadra, per un periodo di affitto che dura
quattro anni.
Questa strutturazione della Quadra, tipicamente clarense,
incontra molti contenziosi e da' luogo a liti, ricorsi, ducali,
terminazioni, ecc...
Ricordiamone alcuni:
- 1 dicembre 1547: chi non appartiene alle Quadre è escluso da
qualsiasi incarico pubblico;
- 1650: i forestieri vengono esclusi dalla fruizione dei beni
comunali;
- 1690: solo chi è residente a Chiari da almeno 40 anni può
partecipare alla spartizione dei "residui attivi" del
Comune;
- 1694: contenzioso tra gli originari appartenenti all'estimo
maggiore (con patrimonio superiore a 4000 scudi) e quelli
appartenenti all'estimo minore (con patrimonio superiore a 2000
scudi);
- 1 agosto 1704: le Quadre, meno Zeveto, contestano
"l'ordine antico" e solo 21 anni dopo Ferigo Tiepolo,
capitano di Brescia, accomoda la questione;
- 3 agosto 1726: il consiglio dei Quaranta ammette molte
famiglie alla "originalità", ma due anni dopo tale
decisione viene annullata dal podestà clarense Orazio Pulusella;
- 1 giugno 1728: tutti devono godere delle entrate del Comune,
ma il 20% di esse va solo agli originari;
- 28 novembre 1737: Vittor Pisani, a nome della Serenissima,
riconosce "distinte dal Comune le Quadre qualificate e
comprovate società particolarissime";
- 7 settembre 1764: la Serenissima prescrive che originari e
forestieri siano considerati uguali nelle tasse e nei benefici;
- 18 settembre 1764: Francesco Grimani, Capitano di Brescia,
stabilisce che siano ritenuti originari tutti i forestieri con
più di 50 anni di residenza a Chiari;
- 14 ottobre 1767: gli originari, riuniti nell'ipogeo (ora
cripta di S. Agape), intentano causa ai forestieri perché non
gli basta più quel 20% stabilito del 1728;
- 22 maggio 1777: il doge Mocenigo stabilisce che il Consiglio
dei Quaranta venga eletto dalle Quadre, con dieci rappresentanti
per ogni Quadra.
- Alla fine del 1700 le Quadre entrano in una crisi lenta, ma
progressiva: il 20 gennaio 1773 viene approvato il progetto di
ripartizione dei beni tra gli associati ad ogni Quadra
Il contenzioso legale con l'autorità statale (francese,
austriaca e italiana) continua per molti anni e solo un regio
decreto del 20 marzo 1865 riconosce le Quadre come
"associazioni di natura privata", indipendenti dal
Comune.
Ma ormai le Quadre non esistono più. Gli ultimi atti della
"dissipazione" vengono compiuti verso la fine del secolo
scorso:
- Cortezzano ripartisce fra i soci i pochi beni che ancora
possiede: non tutti ritirano la loro parte e si decide di
continuare a gestire la chiesa suburbana dei SS. Filippo e
Giacomo e quella rurale di S. Giovanni;
- Marengo adotta la stessa prassi di Cortezzano e mantiene le
chiese della SS. Trinità e di S. Bernardo;
- Villatico il 18 gennaio 1891 delibera la ripartizione dei
beni e vende le sue due chiese: quella rurale dei SS. Pietro e
paolo alla signora Mattia Pedrali vedova Comotti di Cologne
(1894) e quella suburbana di S. Rocco al prevosto di Chiari
Giacomo Lombardi.
- Zeveto, venduta nel 1816 la chiesa di S. Gervasio ai fratelli
Gallina, cede la chiesa di S. Genesio ai fratelli Gallina, cede
la chiesa dei SS. Fabiano e Sebastiano alla Signora Giovanna
Regondi vedova Almici (1892) e la chiesa campestre dei SS.
Gervasio e Protasio al Comune di Chiari (1894).
Delle quattro quadre ci sono rimasti i colori (azzurro per
Cortezzano, verde per Marengo, rosso per Villatico e giallo per
Zeveto), gli edifici di culto e la memoria dei documenti
d'archivio.
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